Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Questa casa è un albergo

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Un vago sentore di essere stata presa in giro, lo ammetto, c’è.

Perché mia madre, dopo avermi fatto trascorrere l’infanzia con le pattine di feltro ai piedi per lucidare il pavimento (“Nel caso capiti qualcuno a farci visita”) e l’adolescenza a contrattare orari di entrata e uscita, ha finalmente ammesso che la sua casa, in effetti, sarebbe diventata un albergo.

Me lo comunicò un giorno di maggio del 2003, mentre mi trovavo in Polonia.
“Certo che ti posso ospitare quando rientri” disse “ma per pochi giorni, ché aspetto ospiti”.

Da quel giorno in poi dovetti abituarmi a trovare in casa dei miei sconosciuti in mutande impegnati a prendere il sole in giardino, seduti davanti al computer, o intenti a sbocconcellare i biscotti che mia madre una volta preparava per noi e che adesso facevano parte delle loro colazioni.

Mamma, ma perché?

“Mi annoiavo”

Ma non ti bastava fare la nonna?

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“No, sono un animale sociale. Quando lavoravo in concessionaria – AlfaRomeo per vent’anni e BMW per dieci – mi piaceva il contatto con il pubblico  e la necessità di dovermi aggiornare di continuo. Curavo l’organizzazione degli eventi per la presentazione dei nuovi modelli e seguivo anche il lavoro di back office. Quel lavoro mi ha permesso di girare il mondo: quando raggiungevamo gli obiettivi posti dalla Casa automobilistica, venivamo premiati con viaggi in località bellissime. Quindi capisci che non potevo rassegnarmi a fare esclusivamente la nonna. 
Non potendo più andare nel mondo, ho fatto in modo che fosse il mondo a venire da me, aprendo il
B&B Il Giglio, a Perugia”

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Io e le mie sorelle non eravamo affatto d’accordo. Temevamo che avreste fatto brutti incontri, che sareste stati derubati.

Ma va’ là, la solita disfattista. Invece i nostri ospiti sono stupendi. Le persone che si fermano al Giglio vengono a Perugia per motivi di lavoro o studio, per frequentare i corsi di cioccolateria o per partecipare alle manifestazioni sportive del vicino Golf club. Sono famiglie, studenti, amici che cercano un’accoglienza  amichevole e cordiale, in un clima di familiarità. Non offriamo servizi standard: se c’è bisogno li andiamo a prendere alla stazione, all’aeroporto, e li accompagniamo a scoprire le enoteche, le botteghe artigiane e i percorsi sconosciuti al turismo di massa.  L’Umbria è così bella, io e tuo padre siamo orgogliosi di svelarla nei suoi aspetti più segreti, noti solo a chi ci vive. E poi ormai conosciamo tutti i nostri ospiti: è gente che torna più volte per un secondo “assaggio”

Però a volte esagerate. Mi capita di trovare in giro i vostri post-it con cui raccomandate a gente di quarant’anni di coprirsi, ché a Perugia tira vento

“Sei solo gelosa”

 

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