Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Ricostruzione, fase 6: mia sorella

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Mia sorella ha 47 anni e ne dimostra esattamente 47. Prende due aerei, percorre ventiseimila chilometri, cambia emisfero, fuso orario, attraversa mezzo pianeta e finalmente mi vede.
“Hai il baricentro tutto spostato, per questo ti senti sempre in bilico” dice.
Ecco cos’era!
Quando si è troppo concentrati nell’osservazione del proprio ombelico accade di perdere di vista il disegno d’insieme, così magari la pennellata è perfetta ma il quadro non ha le giuste proporzioni. Uno sguardo nuovo di zecca è in grado di cogliere le dissonanze e indicartele. Se lo sguardo è quello di una persona che ti vuole bene, che ti conosce fuori e dentro, allora si è disposti ad ascoltare quello che ha da dire, accettare una cancellatura, cambiare quell’armonia cromatica che ci piaceva tanto ma non era adatta a noi.

“I tuoi abiti sono della taglia sbagliata, te ne sei accorta?”
No, non me ne ero accorta. E allora arriva una mano che accosta, allunga, stringe, rimodella, e infine ecco, quella riflessa nello specchio sono io, con quel capo che mai avrei pensato mi potesse piacere e invece guarda come mi somiglia.

“Hai notato che soffri di fame nervosa?”
Macché, la mia è fame vera. O forse no. E allora ecco una tisana calmante che stende i nervi e sostituisce il biscotto.

“Sei stanca, sei sopraffatta. Devi andare a camminare”.
Scarpe da trail, una felpa, un parco. È tutto quello che serve. Il passo acquista ritmo, il sangue torna in circolo, l’aria pulisce i pensieri. “Non cercare di cancellare le ansie. Concentrati sul respiro, piuttosto.” Lo faccio. L’aria entra e esce, pulisce i polmoni, pulisce la mente, il chiacchiericcio si acquieta, lascia spazio alle cose importanti.

“Adesso basta ruotare attorno ai figli. Rimettiti al centro”.
Difficile, ma ci provo. Esco. Leggo. Torno a scoprire il mondo al di fuori dei pokemòn, dei jeans stracciati, della dinastia dei Merovingi da ripassare per l’interrogazione di domani.

“Falla finita con la lotta alle rughe. Che noia voler somigliare sempre all’idea che avevamo di noi stessi! Siamo arrivate sane e salve fin qui, celebriamo quello.”
E celebriamolo dunque. Lei, così naturalmente magra, atletica, non ha mai smesso di essere una ragazza. Una ragazza di 47 anni con tutti gli slanci del cuore al punto giusto, la serenità che deriva dall’esperienza, la fiducia in se stessa e un senso di gratitudine per la vita che si è costruita,  forse dimenticando quanta sofferenza le è costata. O magari non l’ha dimenticata affatto, l’ha solo trasformata in un punto di forza.

“Avresti mai immaginato, quando eravamo bambine, che saremmo arrivate fin qui?”
No. Quando eravamo bambine le persone della nostra età erano vecchie – lo erano anche i ventenni a dirla tutta. Il cammino fatto è stato faticoso e sorprendente e ha ragione lei, faremmo torto a noi stesse a volerlo nascondere. Non si può arrivare alla nostra età ed essere soddisfatte nel sentirci dire che non la dimostriamo.

“Adesso riparto” dice infine, e lo fa davvero. Prende due aerei, percorre ventiseimila chilometri, cambia emisfero, fuso orario, attraversa mezzo pianeta e finalmente torna alla sua casa, alla sua famiglia in Nuova Zelanda, lasciandomi di nuovo sola con me stessa.
O forse no, non completamente sola. C’è un ottimismo senza ragione nei miei pensieri, un nuovo ordine, un’altra armonia. Ha a che fare con l’affetto, con il legame di sangue, un comune sentire con chi si trova dall’altra parte del mondo e ogni tanto lo attraversa per rimettermi in sesto con l’attenzione e la sensibilità di chi ti vuole bene. Una premura che non ho ancora ricambiato.

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