Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

La scuola sta finendo, un anno se ne va: l’indimenticabile angoscia del rush finale

“L’insegnante di sostegno non è ancora arrivata: puoi rimanere in classe con me?”

Devo proprio? Sì, sembra proprio che debba. Eccomi sul banco di una scuola media accanto a uno studente turbolento mentre la professoressa di matematica distribuisce i risultati delle verifiche: potresti fare di meglio; sei la solita cialtrona; il tuo è un ottimo compito; bene i logaritmi, male tutto il resto.


I ragazzini reagiscono con battute di spirito, io combatto contro un malessere crescente e antico. Sono di nuovo una studentessa, la mia vita è in mano agli adulti. Non mi piace. Ancora meno mi piace l’angoscia che avverto attorno alle parole della docente che ricorda che mancano poche settimane alla fine della scuola, c’è ormai poco tempo per recuperare.
Ci sono sensazioni che non si dimenticano, una di queste è la convinzione di non potercela fare: se per tutto l’anno hai arrancato, come pensi di sfangarla gli ultimi giorni? Ecco allora che i ragazzi si trovano a comporre tetris composti da un mix di voti, pronostici e speranze: ho l’insufficienza a Greco, ma il voto di Filosofia forse compensa; cinque in Matematica, ma magari in sede di Consiglio mi promuovono; sotto “sotto” in tre materie, ma se avrò Saturno a favore me ne troverò solo due da recuperare a settembre.

Non sono mai capace di lavorare sotto pressione e quel countdown verso la fine anziché spronarmi mi deprimeva. Per superare l’angoscia mi affidavo a notti di studio matto e disperato, a ripetizioni private, alla clemenza dei professori. E ai compendi:
Il Bignami, ad esempio. In epoche analogiche, da maggio in poi fiorivano gli spacciatori di Bignami. Oggi, nel mondo digitale, l’angoscia del fine-scuola rimane lo stesso, ma gli studenti hanno qualche strumento in più:
I corsi di recupero online attraverso la piattaforma scolastica digitale Redooc, ad esempio e i bignami di nuova generazione come i Formulari con l’essenziale per la matematica

Alla fine dell’ora l’insegnante di sostegno arriva e io lascio la classe con sollievo: torno a essere un’adulta con problemi da adulta – dunque peggiori, ma perlomeno quell’angoscia da termine dell’anno scolastico non è più mia: è dei miei figli. Quindi come non detto, per la proprietà transitiva anche mia. Bentornato, Bignami. Benvenuto, Redooc 

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