Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Se muore Dolores O’Riordan (e anche la mia gioventù)

Mai piaciuta Dolores O’Riordan. Lei e la sua espressione perennemente corrucciata come a rimproverare di qualcosa, il labbro piegato all’ingiù, quel senso di insofferenza che filtrava suo malgrado, la voce graffiata  che andava così di moda negli anni Novanta. E poi era irlandese e quella scontentezza mi ricordava quella del mio ragazzo di allora, anche lui irlandese, anche lui malmostoso e perennemente insoddisfatto. Insoddisfatto di me, fondamentalmente. Non mi amava e si aspettava che lo scoprissi da sola facendomi sentire sempre mancante, mai bella, mai adeguata, mai brillante a sufficienza, fuori sincrono.

dolores_oriordan

Dunque si può dire che non mi piaceva lei perché lui era un vigliacco. Le sue canzoni invece sì, le adoravo, perché mi mostravano come mi sarebbe piaciuto essere amata. Ma sto divagando.

Il fatto è che la morte di Dolores O’Riordan è stata un pugno allo sterno, e non era il primo. Accade di riceverne ogni volta che scompare qualcuno che ha dato voce, o volto, o ha contribuito alla costruzione dei ricordi dei nostri vent’anni.

Mio marito dice che siamo una generazione persa, noi tra i 40 e i 50 anni. Dice che ci hanno illuso con la promessa di mirabili sorti e progressive, e ci siamo messi comodi ad attenderle. Ci spettavano di diritto, dunque potevamo tranquillamente diluire gli anni dell’adolescenza a piacimento, allontanare le responsabilità e le fatiche del’età adulta. La quale età adulta, per molti non è arrivata mai. E anche quando è arrivata, talvolta non l’abbiamo riconosciuta e abbiamo continuato a rimanere in attesa di un adulto più adulto di noi che ci rassicurasse, ci sgridasse, ci indicasse la strada.

Le nuove generazioni non sono così, i ragazzi nati attorno al Duemila hanno capito subito che si dovranno dare da fare per ottenere quello che noi abbiamo atteso che ci venisse dato, come cagnolini da salotto soddisfatti di ottenere di tanto in tanto coccole e croccantini, abitanti passivi di una casa che non era la nostra e su cui sentivamo di non avere capacità decisionale.

Quando muore Dolores O’Riordan quindi muoiono anche i nostri vent’anni, l’inganno viene svelato, abbiamo fatto come il protagonista di quel racconto di Kafka -“Davanti alla legge” – rimanendo passivi in attesa che le porte si spalancassero. A mano a mano che le figure iconiche di quegli anni invecchiano, o se ne vanno anzitempo, una parte di noi scompare con loro. La parte migliore, e la più idiota. Nella filigrana del nostro dolore, che è autentico, la sensazione di avere sprecato la nostra occasione

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