Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Senza biglietto da visita – il romanzo di Veronica Viganò


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C’erano due motivi per cui non volevo recensire questo romanzo.

Il primo è una ripicchetta meschina che posso confessare solo nell’intimità di questo blog: l’autrice, Veronica Viganò, non aveva voluto recensire il mio libro sulla menopausa perché, non essendoci ancora caduta dentro, non avrebbe saputo cosa dire. Mi ero quindi detta che, essendo io proprietaria di un biglietto da visita, non avrei potuto parlare del suo.
Il secondo è legato al libro stesso: avevo trovato la protagonista antipaticissima ed essendo il romanzo in parte autobiografico temevo che, dichiarandolo, avrei offeso l’autrice (niente di più sbagliato, avrei scoperto in seguito).

Ci sono diversi motivi per cui, invece, ho deciso di recensirlo.
Innanzitutto “Senza biglietto da visita” è un romanzo scritto bene, ma bene davvero: Veronica Viganò ha una scrittura limpida, scorrevole, mai banale e suggestiva. Leggerla è un piacere, si vede l’attenzione verso la scelta delle parole, usate anche al di fuori del loro significato letterale per il loro potere evocativo, e la capacità di mantenere il ritmo della narrazione costante, senza cedimenti.

Ancora, il romanzo tocca un tema forte e attuale: la difficoltà di conciliare professione e compiti di cura, quelli che tradizionalmente vengono scaricati sulla donna. È qui che Veronica riesce a portare in superficie il magma dei sentimenti  e a cogliere appieno il disagio che provano tante madri che lavorano fuori casa, oppresse dalla sensazione di non essere abbastanza produttive sul lavoro né sufficientemente presenti in famiglia. Una sensazione che ho dovuto affrontare con la nascita del terzo figlio, otto anni fa,  e di cui conosco bene lo strazio. Quello che impedisce l’identificazione con la protagonista è che questa si muove nella Milano-da-bere, vive nella performance, guarda il mondo attraverso la lente della posizione occupata da ognuno nell’organigramma aziendale. “Silvia è un personaggio complesso, pieno di contraddizioni e, a dispetto dell’apparenza forte e assertiva, ancora alla ricerca di sé” – ha spiegato poi l’autrice – “La mia editor all’inizio, non capiva perché volessi che fosse così antipatica. Voleva una vittima con cui immedesimarsi. Invece Silvia è piena di chiaroscuri, la si odia e la si ama, così come accade nella vita reale in cui niente è del tutto bianco o nero, ma ha infinite sfumature di grigio.”

Il terzo motivo per cui ho voluto parlare di questo romanzo è dettato da un sentimento di giustizia. Al momento in cui scrivo la top-ten della classifica Amazon è occupata da libri scritti da gamers, cioè ragazzi che mettono online le loro sfide a Minecraft o Clash of Clans –  i genitori di preadolescenti sanno di cosa parlo . Ebbene, deve esserci qualcosa di profondamente sbagliato se libri di questo tipo vengono pubblicati da case editrici autorevoli mentre un romanzo così attuale, così ben scritto ed editato non ha avuto la stessa sorte. Il fine di una casa editrice è di vendere libri e i gamers hanno un tale seguito da garantire il raggiungimento dello scopo eppure, come dice la mia amica Silvia, “L’algoritmo non ha sempre ragione”: esistono anche storie che meritano di essere raccontate, riflessioni che è opportuno fare e, in ultimo, il piacere di godere di una buona lettura.
Se rientrate nella categoria dei lettori esigenti:
Senza biglietto da visita: cosa sei disposta a lasciare per essere te stessa” di Veronica Viganò. E avanti tutta!

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