Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Sistema scolastico e progetti a pagamento

Scuole medie, dunque scuole dell’obbligo. Secondo me, il triennio peggiore: ricordo che durante l’open day il dirigente scolastico che illustrava il piano dell’offerta formativa parlava dei suoi studenti definendoli “bestie“.  A noi genitori era sembrata una cosa orrenda, ma due anni dopo eravamo pronti a dargli ragione: centinaia di adolescenze pronte a deflagrare, docenti stanchi, pochi fondi, giustificavano l’esasperazione.  Non tutti i docenti erano arresi, anzi, molti di loro si prodigavano nel portare avanti dei progetti a pagamento che consentivano un potenziamento nelle materie di loro competenza: rally di matematica, certificazioni linguistiche, teatro.

scuole medie

Erano progetti extracurriculari e mi  sembravano una buona cosa, l’espressione di una scuola che si spinge oltre le proprie possibilità, ma ieri una mamma mi ha messo di fronte un diverso punto di vista. Interrogata da un diverso dirigente che ha distribuito alle famiglie un questionario per individuare le criticità del sistema scolastico, così da avviare un confronto con un fantomatico ” interlocutore esperto”,  questa signora ha deciso di rispondere con un messaggio dettagliato, che allego.
Che ne pensate?

«L’aspetto del sistema scolastico che maggiormente mi preoccupa è, purtroppo, strutturale: il “Modello educativo” di riferimento, che si fonda sulla competizione, ha per obiettivo la prestazione individuale e per conseguenza la selezione.
Tale modello educatico opera attraverso il sistema di valutazione dell’INVALSI, che di fatto e in modo crescente condiziona la didattica e quindi l’apprendimento; si esprime nel fenomeno dei “Progetti” a pagamento, sempre più numerosi e imprescindibili anche nella scuola dell’obbligo.

L’ipocrisia delle attività “facoltative” disloca sulle famiglie, imputandolo alla crisi economica, la responsabilità di un fatto gravissimo sul piano dei principi e del diritto: accade nella scuola dell’obbligo e in orario curricolare che alcuni alunni possono svolgere delle attività didattiche, che altri invece non devono fare perché non hanno pagato.
Questa discriminante economica è tanto più ipocrita se si considera che il costo di tali proposte didattiche, prese singolarmente, è spesso irrisorio, ma alcuni progetti sono intenzionalmente rivolti solo all’eccellenza. Dunque la partecipazione all’attività didattica, in questi casi, dipende dalla selezione.
Vorrei chiede all’esperto se non sia proprio questo sistema educativo a esasperare negli adolescenti il senso di inadeguatezza e a favorire la loro fuga in un atteggiamento di passività e disinteresse per l’istruzione.
Vorrei chiedere all’esperto se esista, in teoria e in pratica, un modello diverso e più capace di suscitare negli studenti interesse coinvolgimento e passione per la scoperta del Sapere.»

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