Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Susanna Tamaro, che guida la mia vita e non lo sa

tamaro NO CREDIT

“Sono ben accette anche posizioni critiche sul libro purché proposte in maniera costruttiva e improntate al dialogo”

Tu non sei niente! È stata questa l’impronta indelebile della mia infanzia. In certi momenti della vita ho creduto davvero di impazzire dal dolore, tuttavia, con il passare del tempo, ho capito che quella devastante desolazione non era sterile, fine a se stessa, bensì offriva un’imprevista condizione di fertilità”

“La cecità emotiva non risparmia proprio nessuno. Neanche i colti e gli eruditi del nostro tempo. Neanche la Tamaro”

Sono queste, in successione, le ultime cose che ho letto in un solo giorno su Susanna Tamaro. Tre piccole tessere del puzzle che vanno a costruire il mistero della sua persona.

Non seguo Susanna Tamaro, ciononostante lei continua a cadermi addosso costringendomi a riflettere su parole che vanno a toccare corde di cui neanche conoscevo l’esistenza e che continuano a vibrare a lungo, mio malgrado.
Susanna non sa – ma io gliel’ho detto, lo scorso sabato – che  quanto ha scritto nel corso degli anni e le riflessioni che ne sono scaturite hanno determinato molte delle decisioni che ho preso riguardo la mia vita personale e professionale.

Quando ero una giovane donna in cerca di una guida diversa da quella genitoriale, Va’ dove ti porta il cuore fu per me un romanzo di formazione. A essere sinceri preferivo dire Va’ dove ti porta l’intuito, ché il riferimento al cuore mi sembrava togliesse dignità a certe avventatezze giovanili giustificabili solo con la mancanza di esperienza.
Ben presto capii che non bastava andare dove portava il cuore, bisognava anche ricordare di pagare il mutuo, preparare cene e fare un sacco di altre cose prosaiche che al cuore non interessano. Ma la base ormai c’era: Susanna Tamaro era riuscita a fare quello in cui i miei genitori avevano fallito, darmi sufficiente sicurezza nelle scelte anche quando queste impiegavano anni a manifestare il loro senso.

Nel tempo Susanna Tamaro ha continuato e cadermi addosso dalle pagine dei libri o dei magazine costringendomi sempre a fare i conti con quella vibrazione, appena percettibile quando l’argomento trattato era leggero ma pur sempre presente.

Questi giorni sto leggendo il suo ultimo libro: Salta, Bart! Il protagonista è un bambino di dieci anni che interagisce con i suoi genitori solo attraverso le moderne tecnologie: uno schermo per parlare con loro quando sono lontani, dei sensori che monitorano il suo stato di salute, un GPS per controllarne gli spostamenti.

Al netto delle iperboli, la vita della mia famiglia.

La mia coda di paglia ha preso subito fuoco e le corde si sono messe a vibrare tutte assieme.

“Susanna” le ho chiesto sabato scorso “hai scritto parole dolorosissime sulla solitudine e la fatica del crescere. Come sei sopravvissuta all’infanzia, chi ti ha salvato?” La domanda sottesa era: sto sbagliando con i miei figli? Posso rimediare?

Mi ha salvato la vita di relazione –  ha risposto lei – gli incontri di anime belle che mi hanno restituito forza, insegnato la creatività e mostrato la bellezza. Della natura, soprattutto.

Ancora una volta Susanna Tamaro ha suggerito una strada da perseguire e lo ha fatto nella maniera che conosce: creando un malessere e mostrando la via d’uscita. Continuo a cadere sulle sue parole come un inciampo inevitabile.

Non appena torno a casa, inviterò gli amici dei ragazzi a giocare da noi. Magari usciamo.

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