Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Terrore vegano

vegano

Anni fa avevo un amico con qualche (brutta) dipendenza. Alcol, droga, e tutto quello che ne poteva conseguire: vita sregolata, lavori e amori buttati al vento, familiari nel panico.

Poi, si è disintossicato.

Adesso ha quarant’anni e lo si può trovare fuori dai bar mentre rompe le pal redarguisce gli avventori in procinto di precipitare nel tunnel dello spritz.

Pedante e inopportuno, non appena ti vede col prosecco in mano sciorina dati e statistiche relativi al fenomeno dell’alcolismo, di cui ti vede vittima predestinata. Fa niente se quella è la tua unica dose di alcol settimanale, quello che conta è il principio – e per i convertiti dell’ultima ora i principi sono importanti, si sa.

Ritrovo lo stesso fenomeno in rete da parte di una nuova categoria di persone: i vegani.

Ragazze la cui pinguedine tradisce una familiarità recente con cotechini e braciole sentono l’impellente bisogno di catechizzare l’universo mondo in merito alle loro rinnovate abitudini alimentari e, per farlo, scelgono la via più breve –  quella del terrorismo psicologico –  diffondendo in rete foto e video di bestiole straziate, stritolate, spellate vive più e più volte (?) al punto dal far sorgere il dubbio che dietro l’amore per gli animali si nasconda una malcelata vena  di sadismo politicamente corretto.

Le strategie di comunicazione scelte dal vegano doc risultano poco coerenti con il rispetto del regno animale nelle sue varie declinazioni, giacché l’Uomo ne è escluso – come ben dimostra quell’amica che, attraverso facebook, professa la sua fede nel fondamentalismo vegano spargendo a piene mani accuse di necrofagia e  auguri di morte per cancro all’intestino .

Ma non stiamo a sottilizzare, ché tutto è permesso quando si compie una scelta tanto etica e compassionevole.

Personalmente non ho nulla contro vegani e vegetariani, anzi: io  stessa non mangio carne né pesce per la nobile motivazione che non mi piacciono – mentre potrei piangere di commozione davanti a un’insalata mista o una pasta&ceci.

A irritarmi è l’atteggiamento fideistico che assumono i nuovi adepti, la prepotenza con cui tentano di catechizzare con link truculenti, l’ossessione per il cibo che li spinge informarti su cosa hanno mangiato, come lo hanno cucinato, cosa mangeranno più tardi.

Non potrei proporre una dieta anche solo vegetariana in famiglia (le figlie adolescenti hanno il bisogno fisico di bistecche al sangue che a me fanno senso) né lo vorrei.

A dirla tutta, concedo anche qualche schifezza di troppo, buona solo per il palato: salsicce alla brace, hot dog, patatine fritte. Perché che vita sarebbe senza il comfort food?

La carne fa male e moriremo tutti? Pol’esse. Ma , come mi hanno insegnato i parenti polacchi tra una golonka e l’altra,  “se non fumi, non bevi, mangi bene, dormi il giusto e pratichi attività fisica… muori sano”

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