Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

The Familiarist: each family is happy in its own way

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Cos’è una famiglia?

Quando ero bambina la mia famiglia erano i miei genitori e le mie sorelle, ma a vent’anni lo divennero gli studenti con cui dividevo l’appartamento. Proprio come una famiglia vera nutrivamo gli uni per gli altri sentimenti di affetto, insofferenza e gelosia e ci prodigavamo tanto in premure quanto in litigate feroci.

Adesso la mia famiglia sono i miei figli e mio marito – che il lavoro obbliga a vivere a novemila chilometri di distanza ma che riesce a essere presente nella quotidianità grazie a Skype, alle messaggerie, ai voli low cost ma, soprattutto, grazie a un legame profondo tra noi.
Famiglie sono le persone fotografate da Justine Romano,  Camilla Bastiana  e Anna Paola Strona nel loro ultimo bellissimo (bellissimo, bellissimo) progetto: The Familiarist  (bellissimo. L’ho detto?).

Ho intercettato Camilla e Justine nella chat di facebook. Anna Paola era a letto malata. Per fortuna!  Dare un senso compiuto a tre voci che si rincorrevano in chat non è stato semplice

 

Camilla - Zelda was a writer

Camilla – Zelda was a writer

Camilla, Justine, mi incuriosisce sapere come è nato The Familiarist. Conoscere il momento in cui vi siete guardate negli occhi e vi siete dette: sì, facciamolo.

C: The Familiarist è nato un anno fa. Devi sapere che Justine e io utilizziamo il 90% del nostro tempo a dire farei questo, dobbiamo fare quest’altro, il prossimo anno faremo quest’altro ancora… La nostra è una sorta di amicizia propositiva e lungimirante – ma mai una volta che si parli di vestiti, diamine! Seriamente: non ricordo chi di noi due abbia avuto l’idea, ma ricordo che cercavamo di dare forma a un’esigenza che avvertivamo in maniera embrionale e che siamo riuscite a metter a fuoco: avremmo parlato di famiglie attraverso le famiglie stesse, ci sarebbero state delle fotografie e avremmo confezionato un progetto di catalogazione. Meno blog e più tassonomia

J: The Familiarist nasce sicuramente dal tanto parlare che viene fatto attorno alla famiglia. Negli ultimi anni si è discusso molto di famiglie tradizionali e non ma – e questo è un mio parere personale – un po’ a vuoto, nel senso che esistono nuclei familiari di qualsiasi tipo già da tempo. Non credo sia corretto parlare di quello che una famiglia dovrebbe essere: come si fa a essere pro o contro una cosa che di per sé esiste e vive? Non è forse anche famiglia un gruppo di studenti che divide un appartamento?

C: Brava Justine! Devo aggiungere che siamo state anche molto ispirate dall’incipit di Anna Karenina: tutte le famiglie sono felici allo stesso modo ma ognuna è infelice a modo suo. Abbiamo pensato che ci fosse un’urgenza, quella di raccontare la perfezione o la perfettibilità. Anche se non è facile ammetterlo a noi stessi, la tensione verso la perfezione è un sentimento che in qualche modo coinvolge tutti: è indotto dalla società, ispirato da modelli preconfezionati. Ma parlando di famiglie chi può dire quale sia quella perfetta?

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Justine – The Funky Mamas

Capisco perfettamente cosa intendete. Io e mio marito viviamo da 15 anni a migliaia di chilometri di distanza, ma ci ostiniamo a tenerci stretti nella quotidianità e a sentirci una famiglia

J: certo, lo siete

C: ecco, voi siete la famiglia di Familiarist. E poi ci sono quelle formate da single con i pesci rossi .. poi ho regalato i pesci. O le comuni di studenti universitari di cui parlava Justine

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Anna Paola Strona – Shoporama

Mi è difficile essere obiettiva sul vostro progetto perché ne sono innamorata. Su di me è stato terapeutico, giuro

J: Questo avviene perché The Familiarist non giudica, entra nelle case e nelle famiglie in punta di piedi e cerca di catturarne la varietà. Il fatto di non usare parole né giudizi consente di mettere in primo piano la vicinanza fisica e affettiva che ritroviamo in questi nuclei. Io spero che ispiri sentimenti di unione

C: E che rilassi, facendo vedere a tutti che la perfezione non è niente altro che un gioco d’incastri, e basta. Tutto qui

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The Familiarist – Mauro e Roberto

La complicità e l’affetto che lega le persone che fotografate emergono in maniera potente

J: Camilla in questo è bravissima. Riesce a catturare l’unione evidente e naturale tra gli individui

C: È perché c’è appunto questa sospensione del giudizio. Lasciamo che ognuno apra la porta, si sieda su un divano e sia se stesso. Il limite tra il soggetto fotografato e il lettore è volutamente sottile: la fotografia guarda, il lettore si sente coinvolto

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The Familiarist – Ivana e Carlo

Come scegliete le famiglie che fotografate?

J: Non abbiamo un criterio di selezione se non quello che di imporci di non averlo. Non scegliamo perché, come dicevo, non credo esista una famiglia che non posso andare bene per il progetto

C: L’unico sforzo che facciamo è cercare di non fossilizzarci solo sul nostro ambiente. Arriviamo alle nostre famiglie per conoscenze dirette e indirette, attraverso il web, o ancora fermandole per strada. La settimana scorsa sono entrata in ristorante africano, mi hanno detto: vieni a mangiare e ti portiamo il nonno [ride]. Sai com’è finita?

No

C: volevo farmi adottare. Capita sempre: ogni volta che andiamo in una casa, non appena ci rilassiamo siamo già di quella casa, di quella famiglia. Nell’ultimo shooting, ad esempio, ho ripassato gli animali con Sofia, la figlia più grande di Ivana e Carlo, e poi sulla porta ci siamo abbracciate

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The Familiarist – Danila e Vittorio

Come vi siete divise i ruoli?

J: Camilla scatta le foto, Anna Paola fa la parte di produzione, io faccio l’incitatrice e mi occupo di divulgare e sviluppare il progetto a livello di comunicazione. Io e Camilla lavoriamo sempre assieme, quindi anche nella comunicazione, lei c’è. Come si fa a spiegare il lavoro di ricerca dello scatto, del sentimento, del senso che dà a tutto? Camilla è la colonna.

C: Justine è il capitello. Dorico. Parlando seriamente: Justine tende a esagerare. Se non ci fosse stata lei non avrei mai iniziato a fotografare, gliel’ho scritto anche ieri sera e lei sa che è così

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The Familiarist – Eva e Matteo


Il vostro progetto ha anche una finalità commerciale?

C: Abbiamo la presunzione di pensare che questo progetto posso diventare una modalità di racconto di varie realtà. Quindi, difendendo con i denti l’integrità del messaggio, non escludiamo di collaborare con le Aziende

J: Più che uno scopo commerciale ci sarebbe bisogno di un mecenate: per non fotografare solo famiglie milanesi dovremo pur viaggiare. Questo progetto potrebbe acquisire sfumature uniche se fosse geograficamente più espanso.

C: un’ultima cosa (ah, la logorrea). Noi crediamo nella forza delle idee. The Familiarist ha lo scopo di diffondere un’idea forte (forte, ma non gridata – lo esplicito per sottolineare la nostra enorme fiducia nei confronti del dialogo e il rispetto che nutriamo verso le idee altrui). Per diffondere questa idea abbiamo deciso di usare una struttura che molti ritengono non abbia più nulla da dire, un codice di comunicazione un po’ datato tipico del fashion blogging – outfit, foto, didascalia – proprio per dimostrare che i contenuti vincono sulla forma e che se hai un’idea forte puoi comunicarla anche con gli aeroplanini di carta

(Per associazione di idee: Famiglie di Mirjana Farkas)

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