Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

“Un luogo a cui tornare” di Fioly Bocca

L’indice del gradimento di un libro è dato dalla voglia di riprenderne la lettura mentre sei impegnata a fare altro. “Un luogo a cui tornare” è un romanzo che ho letto svogliatamente nelle prime pagine, ma che poi ho stentato a lasciare

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Confesso un pregiudizio verso i personaggi adulti eppure confusi, irrisolti, ossessionati dalla contemplazione del proprio ombelico. Come Argea e Gualtiero, ad esempio, i protagonisti del romanzo: entrambi appartengono all’empireo di chi è riuscito a far carriera nel mondo dell’editoria e ora conduce vite di alto profilo, eppure al loro successo professionale fa da contrappeso una vita affettiva superficiale e sfuggente.
Sarà un incidente d’auto a mettere la protagonista di fronte ai limiti del loro rapporto: Argea investe un uomo che si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato – un profugo bosniaco – e, su suggerimento di Gualtiero, farà in modo di eludere le proprie responsabilità per evitare di frapporre ostacoli tra sé e la carriera. Una decisione che aprirà baratri nella sua vita apparentemente risolta.

Per placare i sensi di colpa Argea inizierà a prendersi cura di Zadigo e questo gesto sposterà il baricentro delle sue sicurezze sino a farle crollare. Ognuno ferito a proprio modo, i due intraprenderanno un cammino difficile e a tratti doloroso – Zadigo per recuperare vita e salute, Argea per tornare all’idea che aveva di se stessa.
Attorno ai protagonisti si muovono personaggi che rimangono nella memoria: Wanda, la folle moglie di Zadigo, Raffaele, l’amico rigattiere, e Mariuccia, la donna che aveva una vita ordinaria prima di cadere in disgrazia.

Quello di Argea e Zadigo è un cammino verso la rinascita che, come nella vita vera, non è mai del tutto a lieto fine: qualcosa si vince, qualcosa si perde, qualcosa si impara – ad esempio, a far durare il bene quanto più a lungo possibile.

Neanche sotto tortura confesserò di aver letto le ultime pagine tra le lacrime.

Un posto a cui tornare” di Fioly Bocca (Giunti, 2017)

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