Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Una classe di serie B

Ci sono un polacco, un tunisino e due nigeriani. E ancora: un filippino, due ecuadoregni, un moldavo, una lituana, una magrebina e alcuni italiani. Solo che non lo sanno. Insieme fanno la 5B.

“Mi era stato detto attento, è una classe difficile” ricorda adesso il Maestro. Peraltro anche lui, quando comparve davanti  a noi genitori per la prima volta, ci gettò nello sconforto. “Ma avrà sedici anni!” dicevamo scambiandoci sguardi allarmati. “La gente mi chiedeva se fosse mio figlio” conferma la Maestra.

La 5B era di serie B per definizione: accade per vie misteriose che in ogni plesso ci sia una classe più sfigata delle altre, ricettacolo di casi umani e gente venuta da lontano. Ora io non so per quale alchimia o intervento divino la quinta B è diventata “la classe più felice della scuola”,  vincitrice di due Rally di matematica con menzione di merito, imbattibile nella lingua inglese che la Maestra ha usato durante le sue lezioni e che, a forza di parlarlo in classe, ha costretto i ragazzi a usare in scioltezza senza mai insegnare loro i nomi delle stagioni.

Un coagulo di religioni e culture talmente eterogeneo che alla fine i ragazzi hanno deciso di ignorarlo.
“Chi è che interpretava Ulisse nella recita?” Chiede una nonna.
“Francesco, il bambino con la maglietta blu”
“Ce l’hanno in tanti, la maglietta blu!”
Se i ragazzi le avessero risposto: è il bambino nero con maglietta blu, avrebbero ristretto la ricerca a un solo bambino. “Ma loro sembrano non rendersi conto di avere provenienze diverse, culture diverse, pelle diversa” conferma la Maestra.

E in questa fortunata alchimia di personalità e culture i docenti hanno lavorato con pazienza ed entusiasmo, tanto che ora ci si chiede se la nostra dose di fortuna non sia stata esaurita nella grazia di questi anni di scuola primaria.

“Tranquilli, la scuola è più bella di come la si dipinge” ci rassicurano i maestri. Guardando quel crogiolo di ragazzini inseguirsi nel prato, ascoltandoli parlare coi genitori nella lingua madre – ma litigandoci in italiano – ci si domanda se non saranno loro a salvarci dalle nostre paure di adulti. Una responsabilità troppo grande per essere addossata a undicenni dalle spalle strette e l’apparecchio ai denti, ma che loro sembrano essere preparati ad affrontare.

Così rimaniamo in silenzio nell’atmosfera festosa e struggente dell’ultimo giorno di scuola mentre Jasmine, Jakub e Alessia sculettano al ritmo dell’ultimo tormentone estivo

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