Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Una vita diversa

Alle 18,00 escono tutti col tagliaerba. Attenti, concentrati, pettinano il prato andando avanti e indietro, quello che resta è una specie di velluto su cui vuoi camminare scalza. Ti vedono con la coda dell’occhio, sollevano la testa, sorridono.
L’aria profuma di verde, di pulito, di cacca di mucca. Il mondo è color pastello: bianco magnolia, rosa confetto, grigio perla. Ti chiedi se gli uomini non si stanchino di abitare dentro un’estetica così leziosa e femminile, dentro quelle villette che sembrano casa di bambola: siepi di rose e ortensie in giardino, tendine nel bovindo, palizzate azzurre, infissi bianchi, gusto New England con accenni di architettura edoardiana. All’interno, pavimenti in legno, cucine vissute, divani, mazzi di fiori e moquette. A me piace tutto.

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Otto anni fa Federica ha lasciato Roma, le pietre, i negozi, lo struscio, i pini marittimi, ed è venuta a vivere qui. Ha sei figli, gli ultimi tre sono nati in questo emisfero. “Non tornerei mai indietro“, dice. Ma io? Io devo tornare indietro dopodomani. In valigia ho messo miele di manuka, marmellate marca Rose’s e biscotti alla mandorla. L’idea è rievocare queste atmosfere anche altrove, anche a casa, nella mia vita fatta di riunioni scolastiche, pulizie e bollette. Una vita che sembra più dura, così lontana da quest’aria fresca e rarefatta, da questa stagione calda mentre mio marito, nel nostro emisfero, racconta che la temperatura è scesa sotto lo zero.
È sempre così: vado altrove e inizio a immaginare come dev’essere vivere in quella parte di mondo. Più facile, senz’altro, senza nessuna delle responsabilità che mi attendono a casa. Più semplice e con meno pretese, meno obblighi, meno corse. Qua, per dire, in questo lembo di terra così lontano che quando pensi di essere agli antipodi ti aspettano altre ore di aereo, non corre nessuno.

Una vita al sapor di marmellata. Volgi lo sguardo altrove e trovi l’oceano, o le montagne, o la gente che cura il giardino, e ti chiedi come sarebbe se.

Tranne questa volta. Questa volta non è successo, anzi, mi è successa una cosa diversa, la lontananza ha permesso di tralasciare le singole pennellate  per mettere a fuoco il quadro di insieme della mia vita, e l’immagine che ho visto mi è piaciuta.
Forse sto invecchiando, o magari sono solo maturata – finalmente -, o semplicemente il giochino del “altrove è tutto più bello” non mi diverte più, fatto sta che ho sgomberato la mente da quello che poteva essere scambiato per nostalgia, evitato i falsi ricordi, portato alla memoria le scadenze e rotture di palle e, oltre alle bollette e alla roba da stirare, mi è tornato in mente il sorriso da bambino del maestro di mio figlio, la vicina di casa a cui devo ancora offrire il caffè, il divano che devo riparare, il suono dell’ascensore quando arriva al mio piano, e mi sono sentita pronta a tornare. I semi di ortensia che ho nascosto in valigia hanno fretta di essere piantati

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