Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Undicesimo comandamento, non sudare

bambini-sudare

“Mi trovavo fuori dal cancello della scuola materna aspettando che Luisona la Vociarona – la bidella urlante, cento chili di peso e decibel – si degnasse di aprirne le porte.

Era bello.
I bambini giocavano sul prato e noi genitori li osservavamo nascosti dietro la siepe.
Sole, venticello, erba, giochi di bimbi. Un idillio, davvero.
A romperlo, le urla della maestra impegnata a dirigere i giochi dall’ombra del pergolato di glicine.

“Non correte! Non correte vi dico!”
“Il cappellino! Tu! Raccogli il cappellino. Indossalo, subito!!”
“Non correre, ché sudi!”
“Scendi da quell’altalena, vai troppo veloce. Subito! E voi, scendete da quei giochi!”

Chiedeva ai bambini di scendere dai giochi, capisci? Giochi omologati per bambini di quell’età, giochi sicuri, colorati, divertenti: percorsi in legno, scivoli, tunnel, scale in corda. Giochi fatti per muoversi, per sperimentare percorsi, giochi che proprio chiedevano di essere scalati. Come si fa a chiedere a un bambino di non salirci sopra, di non dondolare, saltare, scavalcare?

Ma niente, l’educatrice continuava a urlare di scendere, di rallentare, di non saltare. Di correre piano.

Mi sono vigliaccamente rallegrata del fatto che la donna non fosse tra le insegnanti di mio figlio e intanto ho cercato solidarietà nel gruppo dei genitori spargendo ovunque sguardi carichi di insofferenza.

Davanti all’ennesimo “Scendi subito, ché sudi!” sono esplosa: “Mi faccia desistere dal proposito di zittire quella donna, presto!” ho detto al papà alla mia sinistra.

“Ha proprio ragione” ha risposto lui “anziché rimanere seduta sotto il pergolato, dovrebbe alzarsi e fermare i bambini”.

Giuro, mi veniva da piangere.

Perché i bambini non possono più correre e sudare? È una cosa cui ho fatto caso da tempo. Nonni in affanno inseguono cinquenni intimandogli di fermare la corsa, mamme armate di cappellino ordinano ai figli di non sudare, ovunque. Non sudare è l’undicesimo comandamento, il sudore è fonte di perenne preoccupazione.
Lungo i marciapiedi posso capire, ma nei parchi pubblici, perché? E lo so, lo so, che se sudi e poi becchi la corrente d’aria – altra arma di distruzione di massa-  e poi ti raffreddi .
Ma, e se anche fosse?

“È come tarpare le ali a un uccellino” ha detto la mia amica Lucia cui ho raccontato l’episodio. Lei è stata l’unica persona d’accordo con me, ma non ha ancora figli. Forse un domani la vedrò inseguire un bambino intimandogli di non correre.
Ma poi, quegli stessi bambini cui viene impedito di correre non sono gli stessi che tra un paio d’anni verranno stremati con corsi di atletica, rugby, calcio, arrampicata?”

(foto da Flickr)

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