Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Venezia in autunno: come e perché visitarla

Vuoi per l’estrema cinematograficità della gondola, vuoi per l’assenza di strade compensata dalla presenza di calli e campielli, Venezia è considerata dal mondo intero una tra le mete più romantiche e affascinanti del pianeta.

Photo by cocoparisienne / CC0 Creative Commons

Vi siete mai soffermati a riflettere su quali siano i giorni migliori per visitarla?

Tolti di mezzo il periodo del Carnevale – solitamente celebrato dalla seconda metà di febbraio fino ai primi di marzo – le cui maschere risultano universalmente acclamate e bramate, e il periodo del Festival del Cinema di Venezia che ormai da settantacinque edizioni conduce il popolo dell’industria cinematografica di mezzo mondo sull’esclusivo red carpet del Lido nell’ultima settimana di agosto, una tra le opzioni più valide per concedersi al richiamo della laguna è senza dubbio l’autunno.

La storia che Venezia racconta in autunno è una pagina densa di quiete e di una luce soffusa di nebbia.

I vicoli calmi e svuotati rispetto alla bolgia distratta che gravita per gran parte dell’anno, si aprono a scatti e particolarità rintracciabili solo da chi si consegna all’arte del viaggiare per scoprire. Per spingersi alla scoperta di qualcosa di inedito che non siamo abituati a incrociare sul web o tra le immagini veneziane delle guide più turistiche.

Ma cos’è che di preciso ci offre Venezia in autunno?

Cominciando dal piano del gusto e dell’enogastronomico una tra le possibilità più sfiziose in autunno è il cosiddetto tour dei bacari.

Rigorosamente low cost e tipicamente veneziani i bàcari altro non sono se non facsimili di osterie in cui si può procedere a degustazioni di cicchetti – i nostri stuzzichini –  ombre di vino – dai rossi merlot e bardolino per esempio, ai bianchi ribolla gialla, pinot grigio e traminer – e spritz, bevuta escogitata dai soldati austriaci a Venezia spruzzando i vini con acqua e Seltz.

Vi state forse chiedendo come riconoscere un vero bacaro?

Photo by Michela Simoncini / CC BY 2.0

La prima infallibile regola è quella di affidarsi all’arredamento: se vi trovate in presenza di bussole, botti, pentolame vario sparso in giro e gondole siete senz’altro nel posto giusto. La tradizione narra infatti che fu proprio l’animata espressione di un gondoliere – ‟xe proprio un vin de bàcaro” , da festa, da baldoria – a segnare l’entrata in uso del termine nel linguaggio corrente.

I bacari di Venezia sono vari e moltissimi in ogni sestiere, è compito vostro scegliere l’itinerario da compiere rendendolo più sazio e piacevole con lo zampino di qualche autentico bacaro.

Passando oltre al più succulento versante cultura una delle ultime novità squisitamente veneziane disponibile sino al 31 dicembre 2018 è il Casanova Museum & Experience. Accessibile a tutti per soli tredici euro il pacchetto Casanova è ben lungi dal rivelarsi un barboso spazio espositivo costellato da vetrine e cimeli.

In una location regale come quella di Palazzo Pesaro Papafava affacciato sul Canale della Misericordia nel sestiere di Cannaregio, il Casanova Museum & Experience trasporta il visitatore tra le pagine di un viaggio virtuale in cui è la voce dello stesso Casanova a traghettarlo da un capitolo all’altro della sua vita. Sono stanze cariche di visioni e abbagli quelle che descrivono per vie interattive e multimediali uno degli spiriti più eccentrici di tutto il diciottesimo secolo. Una personalità a tutto tondo che oltre a distinguersi come artista e seduttore fu uno dei giocatori più noti del XVIII secolo. Si vedano al riguardo le frequenti pagine delle sue memorie che l’autore dedica al gioco ricordando con entusiasmo le sessioni al Ridotto, un’ala del palazzo San Moisè di Venezia.

Photo by Florian Fuchs / CC BY-SA 3.0

Trasferendoci dai musei alla storia del cinema, come citare Venezia senza pensare alle sequenze finali del film di Visconti – Morte a Venezia del 1971 –  in cui le note dell’Adagietto di Mahler penetrano e assalgono la spiaggia assolata in cui riposa il morente Gustav von Aschenbach dissolvendosi con esso?

Per chi fosse interessato a esplorare e ammirare quello stesso mare che il protagonista del romanzo di Mann era solito attraversare con lo sguardo negli istanti di assoluta contemplazione, niente è meglio di una passeggiata autunnale al Lido di Venezia. Proprio lì dove un tempo sorgeva il sontuoso Hotel des Bains, la struttura che oltre ad aver ospitato per intero le riprese del film di Visconti fu meta prediletta dallo stesso Thomas Mann nei periodi di villeggiatura e riposo.

Procedendo per qualche minuto a piedi sul medesimo lungomare Guglielmo Marconi del Lido vi troverete innanzi il maestoso edificio dell’Hotel Excelsior, la location più frequentata in assoluto dalle stelle del cinema nel periodo del Festival di Venezia.

Un luogo che, lambito dal silenzio e dalla tiepida foschia autunnale, rinnova ancor più il il diffuso sapore onirico che conserva il fascino per l’inaccessibile.

Che ne dite di farci un salto?

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