Rossella Boriosi

Capita che le persone mi raccontino storie. Donne, perlopiù, che a un certo punto delle loro vite sono state costrette a reinventarsi. Le loro sono storie intense, belle, di persone con tanto da dire e molto da fare e che non si riconoscono nella rappresentazione che di loro danno i media, indecisi tra Sora Lella e Belén. [mediakit]

Viziato!

viziato

È successo proprio l’altroieri, al parchetto.
Mio figlio aveva incontrato Enrico e cercava in ogni modo di convincerlo a giocare assieme a lui. Enrico, però, era riluttante. La donna che lo accompagnava – Cristina mi pare si chiamasse – ha giustificato tanta malmostosità con la brusca interruzione del pisolino pomeridiano.

«Tu hai dormito bene, invece?» – ha chiesto rivolta a mio figlio. Ma anche lui era di cattivo umore, così le ho risposto io. Le ho detto che Davide non dorme più il pomeriggio, fa tutta una tirata fino a sera – tranne al mare, dove è solito addormentarsi tra le mie braccia per un paio d’ore, costringendomi all’immobilità. Se provo a stenderlo sulla sdraio o sulla sabbia, immancabilmente si sveglia.

È il mio ultimo figlio – ho detto a Cristina con un po’ di imbarazzo per giustificarmi – e gli ho concesso più vizi di quanti avrei dovuto.

Lei ha capito. «Anche Enrico fa così» – mi ha rassicurato – «con l’aggravante che lui dorme esclusivamente nel lettone, e solo se sente il mio corpo vicino. Se mi alzo e mi allontano, immediatamente si sveglia e per il resto della giornata è intrattabile».

Proseguendo nella conversazione, Cristina ha snocciolato le molte altre esigenze di Enrico: mangia solo pasta in bianco e la carne soltanto se tritata. Non ama giocare con gli altri bimbi. Chiede sempre di essere preso in braccio. Non vuole che Cristina dedichi le sue attenzione ad altri che a lui.

Devo essere sincera: questo Enrico non mi era affatto simpatico. «È un mammone» – lo giustificava Cristina.

Mentre parlavamo, Enrico ha interrotto la conversazione avanzando continue richieste.
Dapprima voleva il gelato. «Aspetta, se lo mangi adesso ti rovini l’appetito. Dopo cena». Ma no, lo voleva subito. Dopo il gelato, aveva sete. Poi avrebbe voluto un altro gelato ancora.

A questo punto Cristina ha usato un escamotage che conosco io: ha cercato la mia comprensione fingendo insofferenza: «Enrico, ora basta! La mamma sta parlando con una signora. Fa’ il bravo!».

Ma l’ha fatto con talmente poca convinzione che un secondo dopo già cercava gli spiccioli per comprare il secondo gelato, e quello dopo ancora lei ed Enrico erano già l’uno nelle braccia dell’altra a scambiarsi baci e coccole.

Mio figlio intanto, lasciato a se stesso, si stava annoiando e e cercava con lo sguardo altri bambini con cui poter giocare. «Noi andiamo agli scivoli” ho detto a Cristina “Venite con noi?»

“Non possiamo, s’è fatto tardi » – ha risposto- «Enrico deve ancora fare il bagnetto, poi la pappa e infine a nanna presto, ché è stanco”.
Io non ho insistito.

Enrico è salito in braccio a Cristina con un balzo, scodinzolando festoso. Li ho visti allontanarsi scambiandosi tenerezze, il muso del cane contro la guancia della ragazza, la voce di lei dolce e cantilenante come quando ci si rivolge a un bimbo piccolo.
Li ho osservati a lungo mentre si allontanavano. Ero esterrefatta. E anche un po’ triste.

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